
Il mio lavoro mi portava spesso in giro, soprattutto tra il Sudtirolo e il Trentino. Ero specializzato in elettronica applicata agli impianti a fune, un campo che all’epoca contava pochi tecnici. Ogni fermo impianto significava soldi persi, quindi bisognava intervenire in fretta e sapere cosa si stava facendo.
Ho conosciuto tanta gente, di ogni età e di ogni carattere. Gli operatori e i capiservizio erano quasi sempre veri montanari: gente semplice, diretta, con cui mi trovavo sempre bene. Di quegli anni conservo ancora tanti ricordi.
Non era però un mondo fatto solo di uomini. Tra le persone che ho conosciuto, ce n’è una che ricordo con affetto particolare.
Lavorava in una stazione degli impianti del Passo del Tonale. Era solare, sveglia, sempre con il sorriso. Bastava incontrarla per sentirsi più leggeri.
Una sera, finito il lavoro, mi invitò a casa sua. Accettai volentieri. Passammo la serata a parlare di tutto, a ridere e scherzare come si fa tra amici che stanno bene insieme. Niente di speciale, eppure quella sera è rimasta.
Il mattino dopo tornai al lavoro, e ognuno riprese la propria strada.
Un giorno mi arrivò una notizia che mi gelò.
Una valanga aveva travolto la funivia su cui stava lavorando.
Aveva ventidue anni.
Non riuscii a trattenere le lacrime. Certi momenti restano incisi per sempre. Ancora oggi, quando ripenso a quella sera, mi torna in mente il suo sorriso, la sua leggerezza, e il modo semplice con cui mi accolse in casa sua.
Sono passati tanti anni. Ma lei, dentro di me, è rimasta.
