Non era solo un luogo: era una soglia tra quello che ero stato e quello che portavo dentro.

Da quella finestra vidi l’alba colorare le cime con dita arancioni e, la sera, spegnerle piano, come si spegne una candela in silenzio.

Vidi la neve scendere lenta, coprire ogni rumore, mentre il torrente continuava a parlare senza mai fermarsi, neppure d’inverno.

Vidi il lago, immobile come uno specchio che non giudica.

Vidi cerbiatti attraversare il bosco senza paura, e i miei pensieri dissolversi nella nebbia del mattino.

Vidi il fuoco accendersi nelle sere fredde, e capii che certe scintille vengono da dentro.

Tutto cominciò lì, in una baita, tra il profumo del legno e il silenzio della neve.

C’erano parole che non sapevo ancora scrivere, ma sentivo già che la mia voce stava nascendo tra quelle assi inchiodate dalla pazienza e dal freddo.

Ogni mattina il sole si alzava appena sopra i monti e filtrava attraverso le fessure, tagliando la polvere e i ricordi.

In quel silenzio pieno di vita, cominciava la mia storia.